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lunedì 25 giugno 2018
Progetto “Lavoratori con sindrome di Down: da assistiti a contribuenti”
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Roma, 15 giugno 2018. Creare lavoro attraverso la formazione di operatori specializzati negli inserimenti lavorativi, aumentare la consapevolezza delle persone con sindrome di Down sulle proprie potenzialità di futuri lavoratori e sensibilizzare le aziende presenti sul territorio. È questo il senso del nuovo progetto “Lavoratori con sindrome di Down: da assistiti a contribuenti”, della durata di 12 mesi, realizzato dall’Associazione Italiana Persone Down ONLUS e finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità

Il progetto coinvolge 9 operatori, 18 persone con sindrome di Down e loro famiglie di 9 sezioni AIPD di 6 regioni italiane quali Belluno, Cosenza, Frosinone, Grosseto, Latina, Oristano, Potenza, Roma, Vulture.

Secondo un’indagine condotta da AIPD nel 2017 su 51 delle proprie sezioni, su 1.374 persone con sindrome di Down maggiorenni aderenti alla rete, solo 168 (il 12% circa) lavora con un regolare contratto.

 
 
 

Il progetto AIPD prevede una serie di azioni previste: consulenza, informazione e formazione in presenza (incontri di formazione per familiari, percorsi di orientamento e formazione per giovani con sindrome di Down) e a distanza (tramite corso online e telefono), azioni di sensibilizzazione del mondo aziendale/istituzionale e monitoraggio e tutoraggio in situazione e l’avvio di nuovi servizi di inserimento lavorativo (SIL) presso le sezioni che ne sono sprovviste. «Tali azioni – spiega Monica Berarducci, responsabile dell'Osservatorio sul mondo del Lavoro di AIPD nazionale - coinvolgeranno direttamente le organizzazioni partecipanti rendendole protagoniste, con l’obiettivo di scardinare il pregiudizio che consiste nel pensare che l’inserimento lavorativo delle persone con sindrome Down sia solo un’opportunità "occupazionale" o terapeutica, quindi un peso per l’impresa e non un contributo alla produttività aziendale. Importante anche il lavoro sulle famiglie, che talvolta concepiscono ancora il proprio figlio come un bambino o il suo inserimento lavorativo come un modo per occupare il 'tempo', con un atteggiamento assistenziale ed iperprotettivo che limita l’acquisizione dell’identità adulta/lavorativa e l’emancipazione in generale».

COMUNICATO STAMPA AIPD NAZIONALE